EUROPA. A TAVOLA CON LA TRADIZIONE. La magia del Natale nei piatti tipici europei

La Cucina Italiana è ufficialmente iscritta nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Per la prima volta al mondo, viene riconosciuto al cibo un valore proprio di “cultura vivente, fondata sulla valorizzazione delle materie prime, condivisione di salvaguardia delle biodiversità, di convivialità”. Gli Italiani mangiano bene, amano il loro cibo e sono sempre un pochino scettici quando si parla della cucina di altri Paesi. Eppure, ogni volta che mi è capitato di assaggiare il cibo di un Paese diverso, ho compreso quanto ci fosse della sua cultura, delle sue tradizioni, della sua mentalità in quel piatto. Mangiando si impara a conoscere e riconoscere una terra, un popolo. Ho poi scoperto che per tutti vale la stessa regola. A Natale si mette in tavola il cibo della tradizione. Per questo motivo, per rispondere a quanti mi chiedono cosa assaggiare quando viaggiano, ho pensato di fare un viaggio in Europa, attraverso le tavole del Natale.
I PAESI DEL NORD EUROPA
SVEZIA
In Svezia, la massima espressione delle feste svedesi è lo Julbord, letteralmente “la tavola di Natale”; un ricco buffet che racchiude secoli di storia gastronomica scandinava.
Partecipare a un Julbord è un vero e proprio rituale sociale che si ripete non solo la sera della Vigilia, ma durante tutto il mese di dicembre con colleghi e amici. Per affrontarlo come un vero svedese, c’è una regola fondamentale: vietato mischiare tutto in un unico piatto. Tradizione vuole che ci si serva a più riprese, cambiando ogni volta il piatto per non contaminare i sapori.
Il banchetto inizia sempre con il pesce freddo. Perlopiù aringhe e salmone.
Il secondo passaggio è dedicato alle carni fredde, ai paté e agli affettati. È qui che entra in scena il protagonista del buffet: lo Julskinka, il prosciutto di Natale. Si tratta di un grande prosciutto cotto, poi spennellato con senape e pangrattato e ripassato al forno fino a ottenere una crosticina dorata, tradizionalmente decorato con chiodi di garofano. Viene servito freddo, tagliato a fette spesse, accompagnato da senape forte e da un’insalata di barbabietole rosse e maionese.
Solo dopo i primi due giri freddi si passa alla sezione calda del buffet, ovvero le iconiche polpette, le salsicce affumicate, il pasticcio di patate, accompagnati dal cavolo rosso stufato o il cavolo riccio cotto nella panna.

Un Julbord che si rispetti si conclude con una selezione di dolci dove trionfano lo zafferano, la cannella e lo zenzero. Il dolce principale è il Risgrynsgröt, un budino di riso denso cucinato nel latte e spolverato di cannella. All’interno della pentola viene nascosta una singola mandorla intera; la tradizione vuole che chi la trova nella propria ciotola riceverà una buona dose di fortuna o si sposerà entro l’anno successivo.
Accanto al budino non mancano mai i sottili biscotti allo zenzero e cannella e i Lussekatter, soffici brioche allo zafferano e uvetta tipiche anche della festa di Santa Lucia.

Ad accompagnare il cibo ci sono fiumi di Julöl (una birra scura stagionale) e immancabili shot di Acquavite. Per i bambini e per chi non beve alcolici, la bevanda nazionale è il Julmust, una bibita gassata analcolica a base di estratti di malto e luppolo che in Svezia, nel mese di dicembre, batte regolarmente le vendite di qualsiasi altra bibita mondiale. Per scaldarsi prima o dopo il pasto, invece, è d’obbligo il Glögg, il saporito vin brulé scandinavo arricchito con mandorle e uvetta sul fondo della tazza.
NORVEGIA
Qui la cena della vigilia spacca letteralmente il paese in due fazioni storiche e geografiche. Il sud e l’est preferiscono il maiale. Qui viene preparata la Ribbe, che è la pancia di maiale intera cucinata al forno. Si serve con crauti rossi e patate.

L’ovest preferisce l’agnello. Si preparano le costine d’agnello o pecora che vengono salate, essiccate e talvolta affumicate. Vengono poi cotte al vapore sopra un letto di ramoscelli di betulla per ore, finché la carne non si stacca dall’osso. E’ un piatto dal sapore intenso e sapido.
Il piatto più controverso è il Lutefisk, stoccafisso trattato con la soda caustica (liscivia) per ammorbidirlo fino a renderlo gelatinoso, poi sciacquato e cotto al forno. Ha un odore pungente ma un sapore delicato, e si mangia con bacon croccante, purea di piselli e senape.

I dolci natalizi tipici sono:
il Fattigmann, un biscotto al sapore di cardamomo, croccante e aromatico; presente anche in Danimarca e Svezia, è uno dei dolci natalizi scandinavi più antichi.
I Risboller, semplici dolcetti di riso soffiato ricoperto di cioccolato
Il Julekake, un pane dolce norvegese con uvetta e scorza d’arancia candita, profumato al cardamomo.
DANIMARCA

I danesi preferiscono una cena seduta e servita, focalizzata sul contrasto tra il grasso delle carni e la dolcezza dei contorni. Sulla tavola danese troverete quasi sempre l’anatra arrosto ripiena di prugne e mele, oppure il flæskesteg, l’arrosto di maiale con la cotenna (simile al ribbe norvegese).
Il contorno preferito è costituito da piccole patate bollite che vengono poi saltate in padella con zucchero fuso e burro fino a diventare lucide e caramellate.
Il dolce nazionale della vigilia è un budino di riso freddo mescolato con panna montata, vaniglia e pezzi di mandorle tritate, servito con una salsa calda ai mirtilli o ciliegie.
All’interno viene nascosta una sola mandorla intera. Chi la trova nella propria ciotola vince un piccolo regalo.
Nel Natale scandinavo è tradizione scaldare l’atmosfera con il vin brûlé nordico, arricchito con mandorle pelate e uvetta sul fondo del bicchiere; la Birra di Natale, scura, al malto e leggermente speziata; l’ Aquavit, un distillato forte ricavato da patate o cereali, aromatizzato con cumino o aneto.
EUROPA DEL SUD
Mentre nel nord Europa il Natale profuma di cannella, zenzero e arrosti robusti, sulle tavole dell’Europa del Sud la festa è un’esplosione di biodiversità gastronomica. Qui, la tradizione natalizia si divide tra il rigore della “vigilia di magro” (a base di pesce) e l’opulenza del pranzo del 25 dicembre, dove trionfano paste ripiene, carni pregiate e una varietà infinita di dolci secolari.
FRANCIA
Il pasto inizia in grande stile con una selezione di antipasti che celebrano i prodotti più pregiati del Paese.

- Il Foie Gras è mmancabile sulle tavole natalizie. Viene servito freddo in terrina, tagliato a fette sottili e accompagnato da pan brioche tostato e confettura di fichi o di cipolle rosse.
- Le Ostriche (Huîtres). La Francia è uno dei maggiori produttori al mondo, e a Natale se ne consumano a tonnellate. Si gustano freschissime, crude, con una spruzzata di limone o una vinaigrette allo scalogno (mignonette), accompagnate da pane di segale e burro salato.
- Coquilles Saint-Jacques. Spesso gratinate al forno con una crema al burro o servite calde come raffinato intermezzo.
Il piatto principale è storicamente un grande volatile arrosto. La scelta più comune e tradizionale è la Dinde aux marrons (il tacchino ripieno di castagne). Il tacchino viene cotto lentamente al forno affinché la carne rimanga succulenta, e viene servito con una ricca salsa al fondo di cottura e castagne intere stufate.
Nelle varianti regionali o per tavoli più intimi, si opta spesso per il Chapon (il cappone) o il Canard (l’anatra), talvolta farciti con tartufi o frutta secca.

Prima del dolce, come in ogni pasto francese che si rispetti, fa la sua comparsa il Plateau de Fromages. Per l’occasione si selezionano formaggi pregiati ed erborinati, come il Roquefort, il Brie de Meaux tartufato o il Comté stagionato.
Il culmine del pasto è però rappresentato dalla Bûche de Noël (il tronchetto di Natale). Questo dolce iconico richiama l’antico rito pagano di bruciare un grosso ceppo di legno nel camino la notte del solstizio d’inverno come augurio di buon auspicio.
Nella sua versione classica, la Bûche è un rotolo di soffice pasta biscotto (biscuit roulé), farcito e ricoperto di crema al burro al cioccolato o al caffè, rigato con i rebbi di una forchetta per imitare la corteccia di un albero. Oggi le grandi pasticcerie parigine competono ogni anno per creare reinterpretazioni moderne del tronchetto, giocando con mousse leggere, frutti esotici e glasse a specchio.
PORTOGALLO

Se c’è un paese dove il Natale si identifica con un singolo ingrediente, questo è il Portogallo. Nonostante le coste ricche di pesce fresco, la tradizione vuole che la cena della Vigilia metta al centro il pesce secco per eccellenza, il baccalà. Si prepara il baccalà dissalato, semplicemente bollito insieme a patate, cavolo portoghese, uova sode e un filo generoso di olio d’oliva crudo locale. Un piatto umile nella preparazione ma dal significato identitario fortissimo.
Il 25 dicembre si cambia; sono tipici il capretto al forno o il tacchino ripieno.
Immancabile il Bolo Rei (Torta del Re), un dolce a forma di corona a base di pasta brioche, arricchito con frutta candita e uvetta.
SPAGNA
In Spagna la cena della Vigilia è un tripudio di ingredienti pregiati.
Si comincia quasi sempre con una ricca selezione di frutti di mare (gamberi, scampi, cannolicchi) o con la Sopa de Galets in Catalogna (una zuppa con grandi conchiglie di pasta ripiene di carne). Come piatto principale, il re indiscusso è il maialino da latte arrosto con la pelle croccante o l’agnello, specialmente nelle regioni centrali come la Castiglia.

La Spagna è la patria del torrone. Ne esistono due varianti principali che si contendono le tavole: quello di Alicante (duro, con mandorle intere e ostia) e quello di Jijona (morbido, dove le mandorle sono ridotte in pasta). Si affiancano i polvorones e i mantecados, frollini friabili a base di strutto e mandorle.
GRECIA
La Grecia celebra il Natale dopo un periodo di digiuno, il che rende il pranzo del 25 dicembre una vera liberazione per il palato.
Tradizionalmente la carne di maiale era la protagonista assoluta; spesso si preferiva maialino arrosto. Negli ultimi decenni il tacchino ripieno di castagne, pinoli e carne macinata viene preferito.
Al centro della tavola si trova sempre il Christopsomo (il Pane di Cristo), una pagnotta dolce decorata con una croce greca sulla crosta e arricchita con noci, fichi secchi e spezie come l’anice.
I dolci natalizi greci per eccellenza sono i biscotti a base di olio d’oliva, arancia e cannella, inzuppati in uno sciroppo di miele e ricoperti di noci tritate; i secondi sono biscotti alle mandorle corti e burrosi, letteralmente sommersi di zucchero a velo.
Da notare che nonostante le differenze geografiche, l’uso della mandorla, del miele e della frutta secca accomuna i dolci di tutta l’area mediterranea, una chiara eredità delle influenze arabe e romane che hanno unito questi paesi nei secoli passati.
EST EUROPA
Il Natale nell’Europa dell’Est è un’esperienza che unisce misticismo, folklore e una fortissima tradizione gastronomica. Qui le feste non si limitano a un solo giorno, e i banchetti sono ricchi di simbolismi storici e religiosi. La notte più importante è la Vigilia, storicamente legata a una giornata di digiuno e astinenza dalla carne. Per questo motivo, i piatti tradizionali della Vigilia si basano interamente su pesce, funghi, cereali e verdure, arrivando spesso a contare esattamente 12 portate, una per ogni apostolo.

Se passate il Natale tra Polonia, Ucraina, Lituania o Slovacchia, ci sono alcuni elementi culinari immancabili che troverete caldi sulla tavola.
La Zuppa di Barbabietole. Dimenticate il borscht estivo o quello denso di tutti i giorni. La zuppa di Natale (specialmente in Polonia) è un brodo di barbabietola limpido, fermentato nei giorni precedenti, dal sapore agrodolce e speziato. Viene servito caldissimo con gli uszka, piccoli tortellini di sfoglia ripieni di funghi selvatici secchi e cipolle.
Varenyky . Questi celebri cannelloni o ravioli di pasta sono il cuore del pasto est-europeo. Per la Vigilia, le versioni rigorosamente magre includono un ripieno di crauti e funghi selvatici, oppure di patate e formaggio fresco. Vengono bolliti e poi saltati in padella con abbondante burro fuso o olio e cipolle caramellate.
In molti paesi come la Polonia, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, il pesce re del Natale è la carpa. Tradizione vuole che la carpa venga acquistata fresca (un tempo si teneva persino viva nella vasca da bagno per un paio di giorni) prima di essere fritta a tranci, impanata o servita fredda in gelatina con verdure.
In Ucraina, Bielorussia e Lituania, la cena della Vigilia non può iniziare prima che sia stata assaggiata la Kutia. È un budino di chicchi di grano cotto, condito con semi di papavero macinati, miele, noci e frutta secca. Ha un valore sacro: rappresenta la connessione con gli antenati, la prosperità e la speranza per il nuovo anno.
Spostandosi leggermente più a sud, in Ungheria e Romania, l’astinenza dalla carne lascia spazio a piatti decisamente più ricchi e calorici già a partire dalla vigilia o direttamente il 25 dicembre. Tipica ungherese è una zuppa di pesce di fiume (spesso carpa e pesce gatto) densa e infuocata da abbondante paprika dolce e piccante, mentre in Romania si preparano gli involtini di foglie di cavolo cappuccio (spesso in salamoia) ripieni di carne macinata di maiale, riso e spezie, cotti lentamente in pentole d’argilla.
Dolci lievitati arrotolati vengono serviti come dolce. Il Bejgli ungherese è ricchissimo di crema di noci o semi di papavero; il Cozonac rumeno è un pan brioche marmorizzato con cacao, noci e uvetta
Sotto la tovaglia della Vigilia, in molti villaggi polacchi e ucraini, si usa ancora mettere una manciata di fieno; usanza che si lega ad un’antica festa pagana. Ma serve anche a ricordare la stalla in cui è nato Gesù.
GERMANIA
Per tradizione, la sera del 24 dicembre non si serve un pasto elaborato. Il motivo è storico e religioso: un tempo la Vigilia era un giorno di magro e digiuno, e le famiglie erano impegnate a decorare l’albero e scartare i regali.

Kartoffelsalat mit Würstchen (Insalata di patate e salsicce) è il piatto della Vigilia per eccellenza. Si tratta di una scelta volutamente semplice e veloce da preparare. La ricetta varia a seconda della regione: al nord prevale la versione ricca con maionese, cetriolini e mele; al sud si preferisce una variante più leggera, condita con brodo caldo, aceto e senape. Il tutto viene rigorosamente accompagnato da salsicce calde (Bockwurst o Wiener).
Nel Sud della Germania il “Weihnachtsplatte” è il piatto di Natale, spesso preparato per la cena del 24 dicembre. Si tratta di un assortimento di affettati, come prosciutto, salame e salsiccia, spesso servito con formaggi e sottaceti. Inoltre, sono solitamente presenti anche frutta secca come noci, mandorle e nocciole, e dolci come Lebkuchen, Stollen e i Christstollen.
Se in Italia il protagonista è il cotechino o il cappone, in Germania il re indiscusso è l’oca arrosto. La Weihnachtsgans viene farcita con un ripieno aromatico a base di mele, castagne, cipolle e prugne secche, che bilancia la grassezza della carne. La cottura è lenta, così da ottenere una pelle croccantissima e una carne tenera.

L’oca non viene mai servita da sola, ma è sempre accompagnata da due contorni fissi; il cavolo rosso cucinato a lungo con mele, aceto, chiodi di garofano e un tocco di confettura di mirtilli rossi e i Knödel, grandi gnocchi di patate dalla consistenza elastica, perfetti per raccogliere la densa salsa dell’arrosto.
In alcune regioni (soprattutto in Sassonia e Franconia), la tradizione vuole che si mangi il pesce. La carpa viene cotta intera in un brodo aromatizzato con aceto e spezie. L’aceto reagisce con la mucosa della pelle del pesce, conferendogli una caratteristica sfumatura bluastra (da cui il nome).
I dolci natalizi tedeschi sono famosi in tutto il mondo per l’uso generoso di spezie (cannella, cardamomo, chiodi di garofano) e frutta secca.

Il Christstollen è il dolce natalizio tedesco più antico e famoso, la cui forma ricoperta di zucchero a velo vuole ricordare Gesù Bambino in fasce. È un pane dolce densissimo, ricco di uvetta macerata nel rum, canditi e spesso un cuore morbido di marzapane. La versione più pregiata e tutelata è il Dresdner Christstollen (prodotto a Dresda).
I Lebkuchen sono i celebri biscotti speziati originari di Norimberga. Simili al pan di zenzero ma molto più morbidi, sono fatti con miele, frutta secca, scorze d’arancia e una miscela segreta di spezie, spesso adagiati su una sottilissima cialda (Oblate) e ricoperti di cioccolato o glassa di zucchero.
Durante tutte le feste, ad accompagnare questi piatti non manca mai il Glühwein (il vin brulé), bevuto caldissimo nei mercatini o in casa per scaldare le fredde serate invernali.
Ma se ci spostiamo verso il Nord, lungo le coste ventose del Mar Baltico e del Mare del Nord, tra le storiche città di Amburgo, Brema e Lubecca, l’atmosfera festiva assume un carattere unico, influenzato dal clima marittimo e da tradizioni culinarie radicate nel territorio.
Il pranzo di Natale della Germania del Nord è un perfetto equilibrio tra l’eleganza dei grandi banchetti festivi e la cucina rustica e confortante tipica della stagione fredda. A differenza del Sud, dove i salumi e i formaggi dominano l’apertura, nel Nord la vicinanza al mare si fa sentire fin da subito. Spesso il pranzo si apre con specialità a base di pesce locale, il Matjes, ovvero filetti di aringa marinati o in crema di panna e mele, serviti su pane di segale nero.

Il Matjes è una giovane aringa vergine pescata prima della stagione riproduttiva, particolarmente ricca di grassi e maturata in salamoia con i suoi enzimi naturali. Nelle tavole più raffinate, le ostriche locali saltate o gratinate aprono le danze.
Il 25 dicembre, il vero protagonista indiscusso del pranzo è l’arrosto delle feste, e nel Nord la scelta ricade quasi sempre sull’oca di Natale o sul castrato/anatra. A Lubecca e dintorni, una delle ricette più celebri è l’anatra o l’oca farcita con un composto dolce-salato a base di mele, prugne e uvetta speziata al rum. La cottura lenta rende la carne incredibilmente succulenta e la pelle croccante.
Un piatto di oca non è completo senza i suoi immancabili accompagnamenti, che nel Nord hanno un tocco agrodolce molto marcato. Troviamo il Cavolo rosso tagliato fine e stufato a lungo con mele, aceto, vino rosso e spezie natalizie; grandi gnocchi di patate, soffici e compatti, perfetti per raccogliere il denso e ricco sugo dell’arrosto. In alcune zone (come il circondario di Brema e l’Oldenburg), il pranzo di Natale o del 26 dicembre vede protagonista il cavolo riccio d’inverno, cucinato a lungo con pancetta, salsicce locali (Pinkel o Mettenden) e servito con patate caramellate nello zucchero.
Esiste una forte tradizione urbana, specialmente ad Amburgo, dove molte famiglie altoborghesi preparano un sontuoso Roastbeef all’inglese, cotto al sangue, lasciato raffreddare e servito a fette sottili. Viene accompagnato da una densa Remoulade (salsa maionese con erbe e cetriolini), Sahnemeerrettich (crema di panna acida e rafano piccante) e croccanti Bratkartoffeln (patate saltate in padella con speck e cipolle).
Per chiudere il pranzo, la Germania del Nord attinge a piene mani dalla sua tradizione pasticcera con le Bratäpfel , mele svuotate e farcite con il celebre marzapane di Lubecca, noci, uvetta e cannella, servite calde e affogate in una crema inglese alla vaniglia. Sebbene lo Stollen più famoso sia quello di Dresda, nel Nord si consuma in grandi quantità la versione locale ricca di canditi e, talvolta, con un cuore di puro marzapane.
Il tutto viene rigorosamente accompagnato da un caffè lungo filtrato o, per rimanere in tema marittimo, da un Pharisäer, la tipica bevanda della Frisia settentrionale a base di caffè bollente, una generosa dose di rum scuro e una montagna di panna montata a coprire il tutto
INGHILTERRA
In Inghilterra il pranzo di Natale è un vero e proprio rituale che si protrae per ore.

Protagonista del pranzo è il tacchino arrosto; introdotto sulle tavole nobili nel XVI secolo, è oggi il simbolo del Natale britannico. Viene servito con il stuffing (una farcitura a base di carne trita, erbe aromatiche e pane).
Vengono poi serviti i Pigs in Blankets, piccole salsicce avvolte nel bacon e arrostite con il contorno di patate arrosto (rigorosamente cotte nel grasso d’oca o di anatra per massima croccantezza), i cavoletti di Bruxelles (spesso saltati con la pancetta) e le pastinache al forno. Il tutto viene irrorato da fiumi di Gravy, una densa salsa ottenuta dai succhi di cottura della carne.

I dessert inglesi di Natale sono il Christmas Pudding, un dolce al cucchiaio scurissimo e denso, ricco di frutta secca, spezie e molto alcol (solitamente brandy). La tradizione vuole che venga preparato con settimane di anticipo, lasciato maturare e, al momento del servizio, fiammeggiato con del brandy caldo davanti agli ospiti; i Mince Pies, piccole tortine di pasta frolla ripiene di mincemeat , ovvero un composto dolce di frutta secca, mele, spezie e liquore).
RUSSIA
Il Natale in Russia si festeggia il 7 gennaio, seguendo il calendario ortodosso giuliano, e la tavola natalizia è un trionfo di piatti ricchi, carichi di storia, simbolismo e sapori invernali.
La vera festa culinaria inizia la sera della Vigilia. Tipica è la Kutya. Tradizionalmente, la Vigilia prevedeva una cena magra con 12 portate diverse (in onore dei 12 Apostoli) e la Kutya apriva le danze. Viene preparata facendo bollire chicchi di grano (o riso) a cui si aggiungono miele, semi di papavero pestati e frutta secca o noci.
Seguono gli antipasti.
Insalata Olivier: Conosciuta in Italia come “insalata russa”, nella versione originale russa è ricca e corposa: dadini di patate lesse, carote, uova, cetriolini sottaceto, piselli e carne bollita (o pollo), il tutto generosamente legato da maionese.
Gelatina di carne, un piatto antico che richiede ore di preparazione. Si tratta di una gelatina naturale ottenuta dal lungo sobbollire di tagli di carne ricchi di collagene (come zampe di maiale o manzo) insieme ad aglio e spezie. Viene servita fredda, spesso accompagnata da senape forte o rafano.
Aringa in pelliccia, un’insalata a strati coloratissima che affianca l’Olivier. È composta da aringhe salate sul fondo, coperte da strati di patate, carote, uova e barbabietole grattugiate, intervallati da maionese. La barbabietola in cima dona il tipico colore fucsia acceso.

Una volta terminati gli antipasti, si passa ai piatti caldi che scaldano le gelide giornate di gennaio.
L’Oca di Natale. L’oca intera viene strofinata con spezie (come maggiorana e pepe) e farcita con mele aspre, prugne secche o grano saraceno prima di essere arrostita lentamente in forno fino a ottenere una pelle croccante e dorata.
I pelmeni, i tipici ravioli siberiani ripieni di carne macinata, vengono serviti bollenti con una cucchiaiata di panna acida (smetana). Accanto, non mancano mai i pirozhki, soffici paninetti di pasta lievitata cotti al forno o fritti, con ripieni sia salati (carne, cavolo, funghi) che dolci (mele o frutti di bosco).

I dolci tipici sono i biscotti speziati. I kozuli in particolare, originari del nord della Russia, sono biscotti di pan di zenzero sagomati a forma di animali (renne, capre, mucche) e decorati con glassa colorata, storicamente considerati amuleti portafortuna.
La bevanda analcolica tradizionale è il vzvar, un decotto dolce a base di frutta secca (mele, pere, prugne) dolcificato con miele, servito sia caldo che freddo.
L’incredibile varietà dei menù natalizi in Europa ci ricorda quanto la nostra identità gastronomica sia profonda e stratificata. Ogni piatto racconta una storia di scambi culturali, di adattamento al clima e di tradizioni religiose che si sono intrecciate nei secoli. Eppure, in questa immensa diversità, emerge un filo conduttore chiarissimo: il Natale europeo è una festa che si esprime attraverso la cura della tavola e attraverso la tradizione di sedersi insieme, fermare il tempo e celebrare la condivisione attraverso il linguaggio del cibo. Preservare queste ricette non significa solo replicare un menù una volta all’anno, ma mantenere vivo un patrimonio immateriale che unisce il nostro passato al nostro presente.
Articolo di Alessandra Campia







































